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30 settembre 2011

Qualità, dignità e sostenibilità della prestazione professionale

A cinque anni dalla liberalizzazione delle tariffe è questo il tema del VI Congresso Inarsind che si terrà il prossimo 5 Ottobre al MADE EXPO

Qualità, dignità e sostenibilità della prestazione professionale A cinque anni dalla liberalizzazione delle tariffe è questo il tema del VI Congresso Inarsind che si terrà il prossimo 5 Ottobre al MADE EXPO Sono aperte da oggi le iscrizioni al VI CONGRESSO NAZIONALE INARSIND che quest’anno avrà per tema principale: “Qualità, dignità e sostenibilità della prestazione professionale – a cinque anni dalla liberalizzazione delle tariffe” Fino ad oggi il Congresso dell’Associazione è stato un evento “chiuso” rivolto in pratica ai soli iscritti ma quest’anno, per la prima volta, il Comitato Nazionale ha voluto aprire i lavori anche ai non iscritti scegliendo di tornare a Milano (dove si era tenuto un precedente congresso nel 2006) e programmando i propri lavori all’interno di un luogo aperto per eccellenza: una fiera e più esattamente il MADE EXPO.

Questo perché in un momento così critico, in cui le libere professioni vivono un clima di grandi incertezze, il Sindacato ritiene sia un dovere per tutti i professionisti tecnici prendere coscienza e fare sentire la propria voce cercando di sensibilizzate tutte le parti in gioco: politici, media, autorità di vigilanza, associazioni, etc. Il tema principale prescelto è di grande interesse per gli Architetti e gli Ingegneri liberi professionisti che, in questi ultimi anni, si sono trovati ad affrontare in contemporanea sia la crisi economica che gli effetti di una concorrenza assurda che ha messo in ginocchio la categoria con cali di fatturati a dir poco allarmanti. In base a queste considerazione lnarsind, trascorsi ormai 5 anni dalla famosa “lenzuolata di liberizzazioni”, ritiene sia giunto il momento di tentare un sereno bilancio valutando quali sono stati gli impatti reali di questa apparente deregulation sui professionisti tecnici e sulla collettività.

E’ pensabile che l’introduzione di ribassi senza regole non abbia influito, in questi anni, sulla qualità della progettazione, della direzione dei lavori e su quella delle opere realizzate? Come inquadrare le prestazioni professionali tecniche, nel complesso del processo costruttivo, per far comprendere l’importanza e l’impatto di una giusta remunerazione sulla qualità e sui costi delle opere da realizzare? A questi e molti altri gli interrogativi il congresso vuole dare una risposta attraverso il confronto ed il dibattito che si svilupperà durante i lavori che quest’anno sono concentrati in una sola giornata.
Il tema alla luce di quanto disposto dall’ultima manovra finanziaria (“il professionista dovrà pattuire per iscritto il proprio compenso, prendendo come riferimento le tariffe professionali”) diventa ancora più attuale perché anche solo a livello di riferimento, essendo comunque la tariffa derogabile per libero accordo fra le parti, andranno studiate nuove tariffe.


fonte:

http://www.inarsind.org/blog/2011/09/26/qualita-dignita-e-sostenibilita-della-prestazione-professionale/

8 aprile 2010

Professioni, la svolta di Alfano «Tornano le tariffe, ma eque» - Corriere della Sera

L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti. Ed in generale ha danneggiato i professionisti italiani». Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, torna su uno degli argomenti che più sta a cuore al mondo delle professioni, dai commercialisti agli architetti, dai notai agli avvocati. Le tariffe minime erano state abolite da Pierluigi Bersani quando era ministro dello Sviluppo economico nell’ultimo governo Prodi. Un intervento deciso con le cosiddette lenzuolate, come lo stesso Bersani aveva ribattezzato i suoi interventi di liberalizzazione che avevano riguardato anche altri settori, come le assicurazioni e le banche.

Perché proprio adesso si torna a parlare di tariffe minime? Il ministro Alfano ha convocato per la prossima settimana gli stati generali delle professioni. Il 15 aprile i rappresentanti di 24 ordini si riuniranno proprio nel palazzo del ministero, in via Arenula a Roma. Dalle dieci del mattino e per tutta la giornata discuteranno dei problemi che la loro categoria sta affrontando. E, soprattutto, chiederanno al governo di intervenire per risolverli. Al primo posto dell’agenda c’è proprio la questione delle tariffe minime, che dopo il decreto Bersani sono stata sostituite dalla possibilità per il cliente di negoziare la parcella. Cosa succederà? Tornerà una soglia al di sotto della quale non sarà più possibile scendere? «Quello che bisogna garantire — dice Alfano — sono prestazioni efficaci e tariffe che siano semplici, comprensibili, eque e trasparenti. Sul come raggiungere questo obiettivo avremo modo di discutere. Ma lo faremo con regole moderne, al passo con la globalizzazione dei mercati». Si comincia, quindi, con un esame dei problemi sul tavolo: «Ascolterò le voci di tutti gli ordini—dice ancora il ministro della Giustizia—e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. Come già abbiamo fatto per l’avvocatura».

Nel dettaglio è forse ancora troppo presto per capire quali saranno le riforme che il governo varerà nei prossimi mesi. Ma il minimo comune denominatore è chiaro già adesso: «Il nostro scopo —annuncia il ministro Alfano— è un riordino della legislazione che elimini il tratto punitivo impresso da Bersani, durante il governo Prodi, nei confronti dei professionisti italiani». Tratto punitivo, sottolinea Alfano che la prossima settimana aprirà i lavori degli stati generali. È quindi arrivato, per il governo, il momento di fare marcia indietro sulle lenzuolate di Bersani, che nel frattempo è pure diventato segretario del Pd? «Con il finto intendimento di proteggere i cittadini— dice il ministro della Giustizia— le lenzuolate hanno penalizzato i professionisti italiani. E questo è un mondo che va rispettato, non punito. Perché è composto da oltre un milione di lavoratori che contribuiscono in modo decisivo a costruire la ricchezza del Paese». Proprio contro le misure volute da Bersani, i professionisti erano scesi in piazza a Roma il 12 ottobre del 2006. Un lungo corteo che — con la colonna sonora della banda di Mondragone, arruolata dall’ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere — aveva portato fino a piazza Venezia la protesta di un mondo di solito misurato e composto. Una rabbia che il Popolo delle libertà ha deciso di intercettare fin dalla campagna elettorale che due anni fa ha portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Solo pochi giorni fa, sempre a proposito delle professioni, era stato lo stesso Alfano ad annunciare «l’intenzione di togliere tutte quelle regole che non servono ma creano solo ostacoli alla libertà e alla crescita dei cittadini» perché la «democrazia non è una serie di divieti e di obblighi tra i quali fare slalom».

Sul tavolo degli stati generali, infatti, non ci sarà soltanto la questione delle tariffe minime. Ma anche il recepimento della cosiddetta direttiva Zappalà, la normativa di Bruxelles sul riconoscimento delle professioni nel territorio dell’Unione europea. «Ci giungono echi di un recepimento distorto—dice Alfano—che ne ha alterato i connotati e le intenzioni originarie ». Anche di questo si parlerà la prossima settimana durante l’incontro al ministero della Giustizia. E anche su questo sembra più che probabile un nuovo intervento del governo. "

fonte: www.Corriere.it (Corriere della Sera)